Blog: http://jineteras.ilcannocchiale.it

Jineteras - Puttane all'Avana

          
«Ai tempi di Batista, Cuba era il bordello degli Stati Uniti. Adesso è il bordello del mondo».
(Alejandro Torreguiitart – Cuba particular).

Una citazione dovuta apre il mio commento all’opera di Massimo Campo, perché i nuovi scrittori cubani sanno raccontare bene la vita quotidiana dell’isola caraibica ai tempi del periodo speciale. Il nuovo re barbuto, come lo chiama Campo, mantiene il suo popolo nella miseria più nera, convinto di poterlo dominare con maggiore facilità, perché chi deve risolvere il problema alimentare non ha tempo da dedicare ad altre questioni.

Gordiano Lupi


Massimo Campo (Roma, 1969), si occupa di organizzazione aziendale e tecnologia per multinazionali della comunicazione. Ha vissuto lunghi periodi all’Avana, Francoforte e Tokyo. Ama la prosa cruda, sincera e nuda, di Pedro Juan Gutiérrez, Charles Bukowski, Irvine Welsh. Ha scritto racconti erotici per Eroxè e RossoScarlatto. Ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti Jineteras - Puttane all’Avana, per  l'Edizioni Il Foglio.

I cubani sono costretti a ingegnarsi per sopravvivere, scarrozzano turisti, aprono paladares, improvvisano alberghi illegali, vendono rum e sigari contraffatti, soprattutto combinano incontri con turisti affamati di sesso. L’Avana, città decadente e romantica, scrostata da tempo e incuria, percorsa da vento di povertà e cicloni è lo scenario dove inventare ogni giorno un nuovo modo per sopravvivere. Massimo Campo ha pubblicato Jineteras – Puttane all’Avana (Edizioni Il Foglio), una raccolta di racconti che parlano di sesso e incontri tra stranieri e jineteras, descrivono l’arte di arrangiarsi di un popolo stanco ma pieno di voglia di vivere, puntano il dito accusatore contro un regime liberticida. La prosa è cruda, i racconti risultano eccessivi, blasfemi, volgari, ma sono storie sincere, prese dal quotidiano, perché la vita è più cruda di ogni fantasia letteraria. Massimo Campo descrive con dovizia di particolari il meschino inganno perpetrato ai danni di un popolo e realizza un veritiero affresco utilizzando uno stile poco letterario, desunto dal gergo cubano e dalla vita di strada. L’autore è un profondo conoscitore della Cuba più vera, non si lascia irretire da valutazioni ideologiche e racconta le cose che vede tra calle Obispo e il Malecón, come se stesse componendo un malinconico bolero. Il tono di fondo della narrazione è nostalgico, i protagonisti sognano un futuro diverso, ma sono consapevoli che non esistono possibilità di cambiamento. Campo è autore italiano, ma la sua prosa ricorda Pedro Juan Gutiérrez e Charles Bukowski, racconta la vita quotidiana e parla di sesso, perché l’erotismo è un elemento irrinunciabile nell’esistenza di un cubano. La politica fa capolino da certe situazioni e dai ragionamenti dei personaggi, ma non è mai inserita come sovrastruttura del racconto. Fa eccezione il racconto che presentiamo, la stupenda favola della libertà che chiude la raccolta e narra l’esistenza tormentata di Reinaldo Arenas. Una piccola checca contro un re barbuto, costretta a fuggire da un regime barbaro che non ammette opinioni diverse dalla piena glorificazione delle idee rivoluzionarie. Jineteras – Puttane all’Avana è una raccolta di racconti legata da un filo conduttore, così omogenea da sembrare un romanzo ed è un libro utile per la causa della libertà di Cuba. L’autore scrive secondo l’ottica dei più deboli, non giudica ma comprende la vita di chi deve prostituirsi per sopravvivere e coltivare una speranza. Jineteras è una malinconica e struggente raccolta di storie che vede protagonisti i vinti di verghiana memoria. E certi italiani impregnati di ideologia e di menzogne propagandistiche, come sempre, non ci fanno una bella figura…


Pubblicato il 21/6/2008 alle 11.41 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web